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Colin Chapman e Lotus: rivoluzione in F1 con un briciolo di mistero.

Laura's stories

Quando si parla di Colin Chapman si parla non solo di una figura straordinaria, ricca di talento e genio, ma di un uomo che rivoluzionò, come pochi fecero, il mondo della F1. Carismatico e lungimirante, Colin si è raccontato attraverso il suo team ed ha arricchito la sua figura, grazie alle monoposto che ha creato, e ai risultati da lui ottenuti.

Fondatore e leader di un team, la Lotus, che ha saputo dare linfa vitale alla massima serie motoristica, tecnicamente parlando, con importanti rivoluzioni che hanno plasmato la f1 come la conosciamo tutt’ora.

Colin Chapman, definito da molti come il Drake Inglese, nacque a Richmond, un quartiere di Londra, il 19 maggio del 1928.

Al termine degli anni 40, durante i suoi studi di ingegneria presso l’University College di Londra, progettò la sua prima monoposto, la fantomatica Lotus Mark I. Il nome di questa vettura fu scelto per omaggiare Hazel, allora fidanzata, e futura moglie, di Colin anche se per altri questa denominazione è da ricercare al fiore di loto, la pianta, descritta da Omero, che faceva dimenticare la memoria a chi se ne cibava. Con la Mark I Chapman cominciò a gareggiare in gare locali, i risultati furono buoni, tanto che, con i soldi conquistati, realizzò la Mark II.

Dopo aver conseguito la laurea nel 1948, servì per un breve periodo nella RAF per poi dedicarsi a tempo pieno alle corse automobilistiche sia come pilota che come progettista di monoposto. La carriera da corridore durò pochissimo, anche a causa di un incidente avvenuto nel 1956 durante le prove del Gran Premio di Francia, guidando una Vanwall.

Il grosso della sua storia motoristica fu legato al nome della Lotus, team che di fatto fondò lui stesso. A differenza di Ferrari che ha insistito particolarmente sui motori, Chapman invece si concentrò particolarmente sull’aerodinamica, diventandone un innovatore.

Creata nel 1952, la casa automobilistica di Heatel, ha incarnato al meglio l’attitude di Chapman, uomo ambizioso e determinato, testardo e caparbio. Come vedremo Colin Chapman riuscì a compensare con l’aerodinamica, la spinta propulsiva non propriamente intensa delle sue vetture. Riuscì a fare questo alleggerendo la macchina e portando innovazioni di gran spessore nel panorama mondiale.

La prima vettura degna di nome uscita dalla Lotus fu la Lotus 25, un gioiellino, un’autentica furia, con la quale il grandissimo Jim Clark riuscì a vincere, nel 1963, il titolo mondiale piloti. Progettata nel 1962, fu dotata di telaio monoscocca, prima volta usato da una scuderia di F1.

Per realizzare questa monoposto fu di vitale importanza il lavoro del progettista di telai Mike Costin che, insieme a Chapman, trasportò alcuni concetti dal campo aeronautico nel motosport. Il telaio era costituito da una lega leggera che garantì alla scocca una rigidità più corposa e una struttura decisamente più resistente. Caratteristiche presenti nonostante il peso fosse inferiore rispetto al telaio della Lotus 21, antecedente a questo capolavoro. La Lotus 25 fu decisamente una monoposto innovativa che diede lo slancio al team per andare sempre più in alto rispetto alle idee progettuali.

Successivamente alla 25, 5 anni più avanti, venne battezzata la Lotus 49 dove venne introdotto il motore con funzione portante. Chapman iniziò a collaborare con Cosworth, azienda che costruiva motori dedicati alle gare sportive (nota curiosa la Cosworth venne fondata da Mike Costin e Keith Duckworth). Parallelamente Colin si mise in contatto anche con la Ford, acerrima nemica della Ferrari (avversaria della Lotus). Così facendo nacque una partnership fra Cosworth e Ford. Da notare quanto Colin Chapman fosse un “pescatore di uomini e un accentratore di geni” (vi ricorda qualcuno?).

Da questa alleanza nacque il motore che venne installato sulla 49, motore che, unito alla scocca, divenne elemento strutturale idoneo al sostegno del telaio, delle sospensioni e del cambio. Questa scoperta fu una delle tappe fondamentali per la costruzione delle vetture di F1 come le vediamo ora.

La vettura risultò tanto un portento sul giro secco quanto molto debole per quanto riguarda l’affidabilità ma era sotto gli occhi di tutti che quella tipologia di vettura avrebbe raccolto, con il giusto rodaggio, parecchi risultati negli anni a venire. Nel 1968 infatti Graham Hill vinse il titolo mondiale dopo che era diventato pilota su cui puntare tutto, scelta d’obbligo visto che era deceduto il leggendario Jim Clark.

L’anno dopo, nel 1969, la squadra fece uno step successivo introducendo la trazione integrale sulla Lotus 63. Anche se l’evoluzione fu significativa la vettura non ottenne i risultati ben sperati.

Sarà invece nel 1970, grazie alla Lotus 72, che vedremo all’opera i radiatori laterali e la presa d’aria del motore sopra la testa del pilota. Tali creazioni saranno molto produttivi ed efficaci in quel periodo visto che il motore venne allocato alle spalle del pilota. Tali feritoie danno al propulsore la possibilità di avere un’adeguata ventilazione. In virtù di questa nuova ridistribuzione degli elementi si poteva intervenire maggiormente sulla parte anteriore della vettura, in particolare sul muso che poteva essere assottigliato sempre di più. Grazie a questo lavoro di fino, la vettura poteva avere sicuramente una resistenza all’aria minore e quindi di conseguenza il pilota poteva raggiungere velocità di punta decisamente più elevate.

Con l’aiuto di questa nuova filosofia concettuale fra il 1970 e il 1975 la Lotus sarà assolutamente la vettura da battere: nel 1970 Jochen Rindt sarà campione del mondo postumo e successivamente toccherà ad Emerson Fittipaldi vincere l’alloro iridato, guidando per la Lotus, nel 1972 e nel 1974.

Il team non smise di sovvertire le leggi della massima serie motoristica, anzi ancora non aveva raggiunto un proprio acme, picco che riuscì a conquistare con la Lotus 79, vettura che sfruttò l’effetto suolo. Per produrre questa monoposto Chapman diede l’incarico ad alcuni esperti del settore: Peter WrightMartin OgilvieTony Rudd e Geoff Aldridge.

L’effetto suolo (che molti di voi hanno imparato a conoscere in questi ultimi anni) si bassa sull’effetto Venturi, un principio aerodinamico che trova il suo fondamento durante il Settecento.

La scuderia inglese adottò questo fenomeno facendo diventare la monoposto simile ad un’ala rovesciata, in modo tale da permettere alla monoposto stessa di rimanere attaccata al suolo. Fu dalla Lotus 79, prima vera wing car, che si ebbe proprio una F1 diversa, per merito di elementi decisamente importanti: l’effetto suolo, la presenza delle minigonne e i condotti Venturi di cui era dotata. Sarà dal Gran Premio del Belgio del 1978 che la Lotus diventerà unica ed inimitabile, assolutamente imprendibile dagli avversari. A vincere il mondiale sarà Mario Andretti mentre Ronnie Peterson perse la vita a causa di un incidente avvenuto durante lo start del Gran Premio di Italia.

La Lotus 79 divenne illustre, non solo per esser stata definita una delle monoposto tecnicamente più significative della storia della F1, ma anche per le sue forme armoniche e per la livrea nera rappresentante lo sponsor John Player Special. Per questa seconda caratteristica venne nominata “Black Beauty”.

L’effetto suolo, raggiunto con la Lotus 79, venne portato ancor di più agli estremi con la Lotus 88, vettura al centro di polemiche e di tensioni. Leit motiv di questa vicenda critica fu l’utilizzo di un doppio telaio da parte del team di Chapman.

C’è da precisare che le vetture che sfruttavano l’effetto suolo erano diventate estremamente pericolose e per tutelare la sicurezza dei piloti la Federazione introdusse l’abolizione delle minigonne poste ai lati delle vetture e impose una distanza di 6 cm per qualsiasi elemento sospeso delle vetture.

L’idea del doppio telaio venne per intervenire sulle altezze da terra: strutturalmente erano posti uno dentro l’altro e avevano due compiti ben distinti. Il primo, quello interno specifichiamo, era sede dell’abitacolo mentre il secondo, quello esterno doveva contribuire a raggiungere la pressione necessaria per generare l’effetto suolo. Ma ahimè la Federazione abolì tale sistema.

La grande maestrìa di Colin non fu circoscritta solo in ambito tecnico ma anche in quello commerciale. Fu proprio la Lotus ad adottare una livrea tutta propria, abbandonando i colori dei team inglesi. La nuova veste della livrea fu caratterizzata dal rosso e dall’oro, nuances che vogliono mirare ad un’identità sicuramente più individuale e meno collettiva. Sulle monoposto apparirà la scritta “Gold Leaf”, marchio piuttosto conosciuto di sigarette: questa dinamica sarà il battesimo del fuoco per l’entrata in scena di altri grandi sponsor.

La vita di Colin Chapman fu interrotta, in modo abbastanza misterioso e brusco, nel 16 dicembre del 1982, quando il nostro protagonista aveva soli 54 anni. La causa di questa morte così prematura è da ricercare in un arresto cardiaco ma attorno a questo episodio aleggiano ombre e dubbi.

Due giorni prima della tragica fatalità, Chapman si era sottoposto ad una visita medica molto accurata per estendere la sua polizza a vita. L’esito della visita è molto buono, sembra in ottima forma quindi si ipotizza che egli stesso si sia suicidato per risollevare le sorti economiche della famiglia.

Dopo il decesso infatti si scoprì che i conti della Lotus Cars sono particolarmente rosseggianti, segno che effettivamente c’era una crisi davvero sostanziale, caratterizzata da gravi perdite.

Tali deficit sono riconducibili al crollo della DeLorean Motor Company, azienda di vetture di lusso irlandese, creata da John DeLorean, con cui Colin Chapman cominciò a collaborare. Il crack dell’azienda irlandese ovviamente inficiò parecchio sulla casa di Heatel e sulla sua salute finanziaria. Inoltre, nota abbastanza strana, il funerale di Chapman si tenne in forma privata, nessuno vedrà il corpo del defunto, nessuno ha effettivamente la prova che Colin sia effettivamente passato a miglior vita. E da quì, nasce una teoria decisamente strampalata: una finta morte per dileguarsi dalle difficoltà generate dal capitombolo finanziario.

Il team senza il suo mentore prova ad andare avanti, lo fa con Bushnell presidente del gruppo e Warr come direttore sportivo. La Lotus, dopo alti e bassi continui, saluterà il Circus nel 1994.

Il caso della presunta morte di Chapman continuerà nel tempo a creare colpi di scena incredibili: Bushnell viene interrogato più volte ma ha la bocca cucita e si beccherà 4 anni di prigione.

Nel 1982 Autosprint svela in un articolo che la DEA e l’FBI cercano Colin in Brasile, dove avrebbe trovato un rifugio sicuro e dove avrebbe affrontato un intervento massiccio di chirurgia plastica facciale per cambiare i connotati per sfuggire alle autorità. C’è anche chi afferma di aver visto Signor Lotus nel paddock di una gara sempre di F1.

Che vita Mister Lotus: un po’ genio, un po’ Lupin III, un po’ Archimede Pitagorico, un po’ Diabolik. Insomma un personaggio sicuramente non in cerca di autore, un personaggio tanto cristallino dal punto di vista sportivo quanto opaco per quanto riguarda gli affari, con un finale che sembra scritto da un Ian Fleming magistralmente in forma.

Noi lo ricordiamo per le sue innovazioni e per aver dato lustro e prestigio alla massima serie motoristica, ma non possiamo non menzionarlo per quelle ombre così thriller che lo hanno reso sicuramente più affascinante ed attraente.

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